La prima volta di Elena ~ Pubblicato il: 6 Novembre 2006

prima volta“Cazzo!”. L’imprecazione mi arrivò flebile, quasi indistinguibile. Sentii il cuore accelerare il suo ritmo. Quasi urlai:”ti sei fatta male?”. Solo due ore prima Lucia, vedendo che mi stavo preparando per una escursione, mi aveva chiesto di portare con me, Elena, la figlia diciottenne che aveva avuto con Marco, il suo ex marito con il quale – in quei giorni – stava cercando di mettere insieme i cocci di una vita coniugale spezzatasi oramai da qualche anno. “Portala con te – mi pregò – non ha mai fatto una via ferrata e so che tu potrai insegnarle molto”. Più per dovere verso la amicizia che ci lega che altro accettai. Ma non ero tranquillo: e se fosse caduta? E se si fosse ferita? Quando la sentii imprecare, la paura mi attanagliò lo stomaco. In montagna, spesso, ci si fa male proprio al momento della discesa, quando i nervi si rilassano, la stanchezza comincia a farsi pesa sulle gambe e i riflessi si allentano. Fino a quel momento tutto era andato molto bene. Elena era in perfetta forma fisica. L’osservavo mentre cercava di imprimere nella sua mente il percorso che facevo, quando le indicavo gli appigli più consoni cui aggrapparsi o mentre doviziosamente staccava un moschettone dall’ancoraggio e lo fissava sul tratto di corda successivo rimanendo ben assicurata con quello di scorta. La guardavo e rivedevo sua madre: non molto alta, rotondetta sui fianchi, un viso ovale dove risaltavano due occhi nerissimi che ti fissavano quasi scrutandoti. Avevo scelto una via non troppo impegnativa. Aveva piovuto molto nei giorni scorsi e occorreva procedere con grande cautela. “Cazzo!” sentii ripetere. Corsi verso di lei. “Ti sei fatta male?”. “No”. “E allora che c’è?”. “Ma non vedi che sono stata tre ore con la t-shirt al contrario?”. “E che c’entra?”. “Come che c’entra, chissà che figura di merda che ho fatto”. “Ma dai! Chi vuoi che se ne sia accorto?”. “Quei ragazzi che sono saliti prima di noi, non li hai visti come mi osservavano?”. “Magari ti stavano guardando perché sei una bella ragazza, non credi?”. “Ma va là…aspetta piuttosto che me la tolgo e la giro”. “Qui? Ma se fra un’ora siamo già a casa?”. “No, devo togliermela assolutamente, non mi sento a mio agio”. “Davide ma che stai facendo? Guarda che puoi anche girarti, tanto sotto ho una canottiera, anzi dammi una mano va là che altrimenti rischio di scivolare”. Faccio come mi dice e sento subito le guance diventare di fuoco. “Oh bella, e adesso che hai? Perché sei diventato rosso?”. “Nulla, nulla” rispondo sbrigativamente. Ma quegli occhi fissi davanti a me, quelle mani che indugiano un po’ troppo nel sollevare la maglietta mi fanno capire molte cose. Forse troppe. Mi sta seducendo! Elena, vent’anni meno di me, la figlia di una delle mie migliori amiche, mi sta seducendo. Questa poi! “Ecco, visto? Ho la canottiera sotto”. Già, la vedo la canottiera. Eccome se la vedo.

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Una cena eccitante ~ Pubblicato il: 24 Giugno 2006

Quella che sto per raccontare è una storia vera. Forse per questo meno eccitante per alcuni ma non per me che preferisco storie realistiche e veritiere. E’ la prima che scrivo ma se avrò commenti e apprezzamenti non esiterò un attimo a scriverne altre. Roma, estate del 2002. Una delle tante serate passate ad attendere l’arrivo delle vacanze, del distacco dal lavoro, del mare. Come spesso accade a Roma faceva molto caldo e io e la mia ragazza decidemmo di uscire a cena per andare a un ristorantino in centro che ci riproponevamo di provare da parecchio tempo. La passai a prendere a casa dell’amica da cui abita. Premetto che stavamo insieme da circa anno (al momento della serata che sto raccontando) e la nostra intesa cresceva di giorno in giorno. Ci ritrovavamo quasi tutte le sere a uscire solo io e lei a bere, mangiare, andare al cinema e frequentare concerti dell’estate romana sempre con maggiore felicità. Sessualmente poi, l’affinità è sempre stata altissima dal primo giorno che ci siamo incontrati. Pochi giorni prima eravamo andati a fare un po’ di shopping per i negozi di Roma e in un grande magazzino ci eravamo soffermati sulla biancheria intima. Conoscendo la mia passione per il tanga, lei non si era fatta sfuggire il pezzo migliore di tutti; un perizoma bianco di cotone, leggerissimo, la cui parte posteriore era composta soltanto da un filo sottilissimo.

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Alla cugina mettigliela …. ~ Pubblicato il: 24 Giugno 2006

Ciao a tutti, mi chiamo Daniela (per gli amici dani). Ho scoperto, grazie ad un intimo amico, la raccolta di storie di iomilu e devo confessare che ne sono rimasta entusiasta. Tante storie lette, mi hanno riportato alla mente le mie prime esperienze sessuali, molte delle quali avvenute in adolescenza e senza che io le avessi volute o soltanto minimamente immaginate. Devo dire che condanno aspramente gli uomini che usano violenza sulle donne, anche se molte di noi vogliono nel profondo dell’animo essere possedute con la forza. Capitemi, possedute e non violentate. La storia che voglio raccontare è avvenuta nel lontano 1987 ed ha come protagonista, oltre me, mio cugino Paolo. Paolo è figlio del fratello di mio padre, i nostri genitori sono sempre stati più che fratelli e quando il mio è dovuto andar via dal paese per via della carriera in marina, hanno sempre cercato occasione di vedersi spesso. D’estate io e la mamma passavamo 2 mesi a casa di mio zio nel beneventano e mio padre tra una licenza e l’altra non tardava a raggiungerci. Con Paolo siamo coetanei e praticamente cresciuti insieme. Eravamo sempre in campagna a giocare, spesso al dottore, come fanno ingenuamente i bambini per curiosità dei sessi. Con la morte di mia nonna, mio padre per tre anni ha pensato fosse opportuno non farci passare le ferie a Benevento, forse ne aveva bisogno soprattutto lui. Ci sono tornata nel 1987. La cosa che mi ha molto turbato è stata ritrovare mio cugino Paolo cambiato, ora era un bel ragazzo, alto, dalle spalle possenti, capelli lunghi neri, occhi grandi e profondi. Se non fosse mio cugino (pensavo) un pensierino lo farei…hihihi. Notai però, nei giorni a seguire, un suo cambiamento di umore. Non era il Paolo di prima. Era taciturno, irascibile e cercava sempre di evitarmi. Leggi il resto di questo articolo »

Il primo pompino ~ Pubblicato il: 11 Giugno 2006

Poco più di tre anni fa sperimentavo da circa 7 mesi il mio primo rapporto di coppia “serio”, pensavo di aver abbandonato la fase delle relazioni adolescenziali ed essere finalmente sbarcata nel mondo degli adulti. Per celebrare questo passaggio dopo 3 mesi di relazione mi ero concessa al mio fidanzato, che chiamerò Marco, lasciando sul letto dei suoi genitori la mia verginità; dopo qualche rapporto non proprio soddisfacente, iniziai ad apprezzare sempre più le gioie del sesso. Ben presto però mi resi conto che i nostri orizzonti erano troppo limitati, ciò era causato dalla mia naturale timidezza e dalla sua scarsa esperienza, quindi decisi di approfondire la nostra intimità che fino a quel momento era ferma al rapporto classico e a qualche toccatina sfuggente.
In una piovosa mattina d’inverno, durante le vacanze scolastiche di natale, Marco si presentò a casa mia come era sua giusta abitudine fare quando i miei non erano presenti per consumare la nostra unione.

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Sola a casa ~ Pubblicato il: 11 Giugno 2006

Era un caldo pomeriggio estivo di qualche anno fa; i miei genitori erano usciti per andare a cinema con degli amici, io ero sola in casa, accaldata e annoiata. Giravo per casa in cerca del da farsi con indosso una magliettina e gli slip, abbigliamento che usavo per dormire e per stare in casa. Feci qualche telefonata in cerca di qualche amica con cui gironzolare per la città deserta, ma le mie speranze non vennero mai realizzate. Andai nella mia stanza per accendere l’aria condizionata, misi la temperatura al minimo e indirizzai il getto esattamente su di me, finalmente un po’ di sollievo. Mentre il caldo spariva sentivo i capezzoli divenire turgidi sotto il continuo flusso di aria fredda che proveniva dal condizionatore, istintivamente portai entrambe le mani a stringere ognuna un seno, mi accorsi che la sottile magliettina nulla aveva potuto contro l’insistere dell’aria gelida. Mi spostai da sotto il condizionatore quasi imbarazzata dai miei pensieri e sorrisi di me stessa. La stanza non si era ancora rinfrescata e non potevo di certo rimanere in piedi davanti il condizionatore, quindi serviva un altro rimedio contro il caldo, una bella doccia.

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L’esperienze perverse ~ Pubblicato il: 27 Maggio 2006

Vi scandalizzate oppure vi eccitate di più se vi confesso che sono proprio io a scrivere queste righe, Giorgia, ventinove anni appena compiuti, residente nel nord est Italia e sposata con Marco da soli due anni, anzi felicemente sposata, tengo a sottolineare.
Sono insegnante elementare, ed in paese sono conosciuta e stimata da tutti, anche perché il mio comportamento onesto e cordiale mi fa essere amata e rispettata. Quindi non accetto nessun vostro epiteto o sproloquio nei miei confronti per il mio amore profondo verso il sesso che mi conduce a trasformarmi in quei momenti in una donna perversa e scellerata, pronta a concedermi completamente anima e corpo. Non è stato assolutamente difficile per mio marito chiedermi di frequentare in vacanza una spiaggia greca nudista, di mettermi in mostra e di eccitare altri uomini spalmandomi di crema abbronzante, oppure di fare sesso in spiaggia la sera, sotto lo sguardo di guardoni segaioli. Sono una persona serissima nel lavoro, non transigo in rettitudine e serietà, però nel mio tempo libero mi trasformo in donna – sesso, una bambola erotica pronta a generare piacere.
Mi piace tantissimo provocare, eccitare gli uomini, godo nel vedere i loro occhi infuocati di piacere, noto la loro voglia di palparmi, di sottomettermi, di usarmi per il loro piacere. La prima esperienza particolare, l’abbiamo vissuta in un piccolo cinema di provincia a luci rosse, in un pomeriggio poco affollato, quando entrati ci siamo sistemati alla terzultima fila, e dopo qualche minuto Marco ha iniziato ad alzarmi la gonna, mi fatto togliere le mutandine ed ha iniziato a farmi un lento ditalino.

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